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07 Lug

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HAMBURGER SI, HAMBURGER NO: È ANCHE UNA QUESTIONE DI GRIGLIA

7 Luglio 2016 | By |

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Oggi vi raccontiamo la storia dell’hamburger per riscoprirne la vera identità. L’intento non è quello di riabilitarlo davanti al naso dei salutisti, cantando valori nutrizionali che la celebre polpetta di manzo dai bordi schiacciati in realtà non possiede, bensì di concentrarci sulla sua vera essenza, nel bene e nel male. Il nome deriva dal tedesco: probabilmente già nell’800 nell’area portuale di Amburgo si andava ghiotti per queste particolari e generose polpette cotte sulla griglia.

L’hamburger sbarca in Usa grazie ai primi transatlantici, assume la denominazione breve, Burger, e oltreoceano è protagonista di un’epica conquista del gusto del pubblico, accompagnato da inseparabili alleati: patatine, pane bianco, formaggi, condimenti e salse varie. Le grandi catene americane e inglesi di fast food, negli anni della globalizzazione, fanno dell’hamburger un’icona mondiale, uno dei cibi più desiderati e consumati del pianeta. Diventa un simbolo di modernità, benessere e opulenza, prima che i dietologi lo classifichino come junk food, cibo spazzatura.

I nutrizionisti, infatti, spiegano all’unisono che nella preparazione degli hamburger finisce anche molto grasso bovino e tessuto adiposo: grassi saturi che aumentano il colesterolo. Associando le proprietà dell’hamburger ai carboidrati del pane bianco e delle patatine che spesso lo accompagnano, siamo al cospetto di un pasto sprovvisto di vitamine, fibre e sali minerali. Consumato nei locali, dove gli hamburger vengono cucinati a decine e uno dietro l’altro sulla stessa griglia, aumenta notevolmente la concentrazione di grassi e proteine: l’hamburger diventa un alimento niente affatto consigliabile, a meno che non si sia al cospetto di uno sportivo.

Vale la pena prendere in considerazione un hamburger di tipo salutista, da accompagnare con insalata di lattuga, carote, pomodori e succo di limone? Sicuramente si, anche se non vogliamo snaturare l’essenza un po’ rude di questa pietanza. Magari lo si può preparare usando la Padella Hamburger Disco Cook di Excélsa, antiaderente e con sedi cottura differenziate per evitare un eccessivo deposito di grassi. Basta estrarre il manico e Disco Cook si comporta come una teglia pronta ad andare in forno e a dare agli Hamburger una cottura ancora più sana. E ancora, per introdurre un po’ di leggerezza e divertimento in cucina mantenendo inalterato il gusto, si può anche scegliere carne macinata di manzo (o di pollo) di primo taglio: con il Premi Hamburger Excélsa si otterranno hamburger perfetti nella forma e più sani nel ‘contenuto’.

Ovviamente ci si può sbizzarrire con ricette più ricche e creative, perfino esagerate e ai limiti del foodporn, per risvegliare la vista ed eccitare il palato. In fin dei conti, come in molti piaceri della vita, l’importante è non fare un abuso delle cose che ci piacciono. Godersi un hamburger rispettandone la vera essenza di pasto straordinariamente appetitoso e gustoso, non vuol dire necessariamente sposare a vita tutto il junk food del pianeta. Ci si può anche concedere, ogni tanto, una piacevole esperienza di joyfood.

30 Giu

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STORIA, FORME E COLORI DEL GHIACCIOLO

30 Giugno 2016 | By |

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Il ghiacciolo ha oltre un secolo di vita, e la sua storia scaturisce dalla semplicità e la casualità unite alla curiosità tipica dei bambini. È una storia nata nel 1905 in California, precisamente a Okland, per mano di un bambino undicenne di nome Frank Epperson. Una sera preparò in un bicchiere una bevanda con la soda che mescolò con un bastoncino di legno fino a quando non sopravvenne il sonno. Il bicchiere restò sul davanzale della finestra a gelare tutta la notte, e l’indomani Frank ritrovò questa inattesa creazione di ghiaccio. Gli bastò passare un po’ di acqua calda intorno al bicchiere per estrarre il primo ghiacciolo della storia, che venne gustato con piacere e un po’ di stupore. Frank corse a brevettare la sua dolce creazione, che nei decenni successivi conquistò gli Stati Uniti e i mercati di tutto il mondo.

In Italia il ghiacciolo arrivò solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, e fu subito apprezzato per le proprietà rinfrescanti, la peculiarità da gelato da passeggio, l’aspetto colorato che trasmise una sensazione di estivo buonumore e la varietà dei gusti. Algida lo lanciò come prodotto di punta nell’estete del 1970, mentre alla fine di quegli anni le principali aziende gelatiere si sbizzarrirono con nuove formule: il Calippo, i Gelosuccosi, Topolino e Pippo, i Puffoghiaccioli. Intanto l’idea del bastoncino venne introdotta anche per altri gelati, come il Mottarello.

Il set da quattro Formaghiaccioli assortiti Excélsa rispetta la semplicità e il carattere giocoso del ghiacciolo originale, con una forma allungata per assaporare meglio, il bastoncino per non sporcarsi le dita e il supporto colorato per riconoscere il gusto che si preferisce. Un’estiva idea regalo da fare anche ai bambini, per incuriosirli e iniziarli alla preparazione di tanti buoni ghiaccioli, proprio come nel 1905 fece il piccolo Frank. Grazie ad essenze, sciroppi o succhi di frutta oggi si possono infatti preparare coloratissimi ghiaccioli di ogni gusto: quello bianco è solitamente al limone, giallo all’ananas o al cedro, arancione all’arancia, verde alla menta, ruggine alla coca cola, viola alla ciliegia o alla fragola, azzurro all’anice.