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Excelsa

14 Lug

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CHEF RUBIO: QUATTRO RICETTE IN LIS CHE SI FARANNO ‘SENTIRE’

14 Luglio 2016 | By |

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Prima di volare a Casa Italia per raggiungere gli atleti italiani alle Paralimpiadi 2016 di Rio De Janeiro che si terranno a settembre, Chef Rubio ha appena concluso con successo una lodevole iniziativa realizzata in collaborazione con l’Istituto Statale Sordi di Roma (ISSR), in mediapartnership con Repubblica.it: quattro nuove video ricette per la web serie in Lingua Italiana dei Segni (LIS). Con la consueta simpatia che anima il programma Unti e Bisunti, Chef Rubio rimette sotto ai riflettori la campagna del 2006 per il riconoscimento della LIS come lingua ufficiale, come previsto dalla convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

“Tutti ci nutriamo degli stessi piaceri, a tavola come nella vita”, afferma Rubio: Excélsa non può che sostenere pienamente un’iniziativa come questa, che rilancia il piacere della convivialità a tavola. Colorati e funzionali ‘strumenti del mestiere’ Excélsa aiutano Rubio nella preparazione delle innovative video ricette spiegate con l’assistenza della LIS Coach Deborah Donadio: i Bucatini all’Amatriciana, le Lasagne al Pesto, le Mezzemaniche alla Carbonara e il Risotto ai Funghi.

Da sempre in viaggio alla scoperta di nuovi sapori e attento ai valori dei territori e dei suoi abitanti, Chef Rubio afferma ancora una volta, attraverso la nuova WebSerie LIS, che la buona cucina fatta di convivialità, benessere, nutrimento e integrazione culturale è il tramite che congiunge il punto di partenza e il punto di arrivo di ogni sua ricerca: le persone. Non a caso l’hashtag prescelto è #ItaliaLoveLis. In questi preziosi video tutorial in LIS, Rubio risulta più che mai se stesso, scherzando sugli errori di esecuzione più comuni, ricordando l’origine delle ricette e dispensando consigli sullo spreco di cibo: un approccio ironico e appassionato che avvicina in modo intelligente la cosiddetta ‘Cultura Udente’ – troppe volte concentrata nel pregiudiziale intento di curare anziché nell’accettare – ai non udenti, e viceversa.

07 Lug

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HAMBURGER SI, HAMBURGER NO: È ANCHE UNA QUESTIONE DI GRIGLIA

7 Luglio 2016 | By |

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Oggi vi raccontiamo la storia dell’hamburger per riscoprirne la vera identità. L’intento non è quello di riabilitarlo davanti al naso dei salutisti, cantando valori nutrizionali che la celebre polpetta di manzo dai bordi schiacciati in realtà non possiede, bensì di concentrarci sulla sua vera essenza, nel bene e nel male. Il nome deriva dal tedesco: probabilmente già nell’800 nell’area portuale di Amburgo si andava ghiotti per queste particolari e generose polpette cotte sulla griglia.

L’hamburger sbarca in Usa grazie ai primi transatlantici, assume la denominazione breve, Burger, e oltreoceano è protagonista di un’epica conquista del gusto del pubblico, accompagnato da inseparabili alleati: patatine, pane bianco, formaggi, condimenti e salse varie. Le grandi catene americane e inglesi di fast food, negli anni della globalizzazione, fanno dell’hamburger un’icona mondiale, uno dei cibi più desiderati e consumati del pianeta. Diventa un simbolo di modernità, benessere e opulenza, prima che i dietologi lo classifichino come junk food, cibo spazzatura.

I nutrizionisti, infatti, spiegano all’unisono che nella preparazione degli hamburger finisce anche molto grasso bovino e tessuto adiposo: grassi saturi che aumentano il colesterolo. Associando le proprietà dell’hamburger ai carboidrati del pane bianco e delle patatine che spesso lo accompagnano, siamo al cospetto di un pasto sprovvisto di vitamine, fibre e sali minerali. Consumato nei locali, dove gli hamburger vengono cucinati a decine e uno dietro l’altro sulla stessa griglia, aumenta notevolmente la concentrazione di grassi e proteine: l’hamburger diventa un alimento niente affatto consigliabile, a meno che non si sia al cospetto di uno sportivo.

Vale la pena prendere in considerazione un hamburger di tipo salutista, da accompagnare con insalata di lattuga, carote, pomodori e succo di limone? Sicuramente si, anche se non vogliamo snaturare l’essenza un po’ rude di questa pietanza. Magari lo si può preparare usando la Padella Hamburger Disco Cook di Excélsa, antiaderente e con sedi cottura differenziate per evitare un eccessivo deposito di grassi. Basta estrarre il manico e Disco Cook si comporta come una teglia pronta ad andare in forno e a dare agli Hamburger una cottura ancora più sana. E ancora, per introdurre un po’ di leggerezza e divertimento in cucina mantenendo inalterato il gusto, si può anche scegliere carne macinata di manzo (o di pollo) di primo taglio: con il Premi Hamburger Excélsa si otterranno hamburger perfetti nella forma e più sani nel ‘contenuto’.

Ovviamente ci si può sbizzarrire con ricette più ricche e creative, perfino esagerate e ai limiti del foodporn, per risvegliare la vista ed eccitare il palato. In fin dei conti, come in molti piaceri della vita, l’importante è non fare un abuso delle cose che ci piacciono. Godersi un hamburger rispettandone la vera essenza di pasto straordinariamente appetitoso e gustoso, non vuol dire necessariamente sposare a vita tutto il junk food del pianeta. Ci si può anche concedere, ogni tanto, una piacevole esperienza di joyfood.

06 Lug

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VEGANO E GOLOSO, È IL GELATO AL CIOCCOLATO

6 Luglio 2016 | By |

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Sui vegani, coloro che per varie ragioni decidono di sposare una dieta che oltre a fare a meno di carne e pesce è priva anche di latte, uova e derivati, esiste qualche pregiudizio di troppo. C’è chi considera la dieta vegana poco bilanciata, sprovvista di proteine, senza sapere che è possibile bilanciarla adeguatamente con i legumi. Soprattutto c’è chi considera i cibi vegani un po’ tristi, carenti di gusto e poco piacevoli al palato.

Questo ha anche a che fare con una questione di percezione, di colore: il packaging dei cibi vegani, così come le insegne dei negozi e della ristorazione vegetariana, insistono soprattutto su una corporate identity che punta forte sul verde e sul bianco perché, escludendo il rosso della carne e il giallo dei formaggi, il riferimento diventa il verde di ortaggi e verdure. E visto che anche l’occhio vuole la sua parte, prima ancora di assaggiare si tende a giudicare in base alla poco emozionante tavolozza dei colori.

Proviamo a sfatare qualche falso mito con una ricetta estiva, semplice (una grande dote della cucina vegana), gustosa e coinvolgente, anche per il colpo d’occhio e la presentazione, partendo per assurdo da un non colore come il nero: il gelato vegano al cioccolato. La preparazione dura pochissimi minuti, anche se bisogna avere un po’ di pazienza per il successivo raffreddamento se sprovvisti di gelatiera, che può arrivare a 6 ore. Per un’ottima vaschetta di gelato vegano al cioccolato, ecco cosa serve:
Cioccolato extra-fondente 200 g; Latte vegetale di riso 200 ml; Panna vegetale 200 ml; Zucchero di canna 150 g.

Il cioccolato fondente va rotto in piccoli pezzi, da sciogliere a bagnomaria. Ottenuto lo scioglimento, versare il cioccolato e il latte di riso in un pentolino, riscaldando il tutto per qualche minuto. Ora si può aggiungere la panna vegetale e lo zucchero di canna e procedere verso l’ebollizione, necessaria a far sciogliere lo zucchero ed evitare grumosità. Dopo il raffreddamento la vaschetta può accogliere il composto e andare in freezer per circa 6 ore, ma il consiglio è di girare il gelato ogni 30 minuti – nelle prime ore – per un risultato ottimale.

Ora che il gelato vegano al cioccolato è pronto, invitate due amici, sistemate qualche sedia in terrazza e servite il gelato nelle Coppette Rainbow Excélsa, disponibili in otto coinvolgenti cromie. Per i vostri amici scegliete un paio di coppette tra i colori lilla, arancio, giallo, rosso, azzurro o bianco. Per voi tenete la Coppetta Rainbow Excelsa verde, tanto per lasciar loro un indizio. Chiedetegli, mentre gustate il gelato, d’individuarne gli ingredienti, e scoprirete che il gelato si scioglierà in bocca senza sciogliere i dubbi: è un gelato normale o un gelato veg? Ai vostri invitati non resterà che perdersi in questo rinfrescante, enigmatico piacere nero, e solo alla fine svelerete il vostro segreto.